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EHL Italia - Sito italiano di Euskal Herriaren Lagunak
Brescia - Iniziativa di solidarietà con il popolo Basco PDF Stampa E-mail
Scritto da ehlmilano   
Sabato 07 Agosto 2010 23:33

Euskal Herria non cammina sola
Iniziativa in solidarietà con il paese Basco

 


sabato 21 agosto 2010 - ore 20.00
Spazio libreria - Festa di radio onda d’urto (BS)

Proiezione del video INTERVISTA A HODEI (Ita 2010, 15') di CHANEB WINIK

In questo video avremmo voluto intervistare Hodei Ijurko,giovane ragazzo basco e farci raccontare la sua storia.
Hodei in questo momento si trova nella prigione di A Lama.
L’intento di questo video e’ cercare di ricostruire cosa ci avrebbe raccontato
”.

A seguire dibattito sulla situazione politica e repressiva in Euskal Herria con:

GIOVANNI GIACOPUZZI storico, storico, perito della difesa degli imputati del processo 18/98+, collaboratore di www.talkingpeace.org
MIKEL SOTO sociologo, scrittore ed editore di Txalaparta, casa editrice libera e indipendente basca

Organizzano:
Radio Onda d'Urto (Brescia)
EHL Milano – Amici e amiche del Paese Basco

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Ultimo aggiornamento Sabato 07 Agosto 2010 23:38
 
Bloccata l'estradizione dei tre compagni baschi. Tutto rimandato a settembre PDF Stampa E-mail
Scritto da ehlitalia   
Lunedì 02 Agosto 2010 23:41

fonte: Radio Città Aperta

http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4744&Itemid=9

28-07-2010/17:39

Alle 13.30 di oggi, dopo una mezzora passata in camera di consiglio, i giudici della Prima Sezione della Corte d’Appello di Roma hanno giudicato largamente insufficienti e inconsistenti i documenti forniti dall’Audiencia Nacional di Madrid a supporto della richiesta di consegna dei tre giovani baschi arrestati a Roma dalla Digos il 10 giugno, ed hanno ordinato una nuova udienza per il prossimo primo settembre. Nel frattempo i tre giovani indipendentisti dovranno rimanere in carcere (la ragazza a Rebibbia e i due ragazzi a Terni) ma i giudici del Tribunale di Roma hanno chiesto alle autorità italiane che chiedano urgentemente a quelle iberiche la documentazione originale con la quale la Corte Suprema Spagnola nel 2007 ha deciso la messa fuori legge dell’organizzazione giovanile basca Segi (considerata da Madrid di natura terroristica) e soprattutto una documentazione che attesti di cosa sono accusati direttamente i tre imputati. Infatti nel materiale finora fornito alle autorità italiane da quelle di Madrid non c’è uno straccio non solo di prova, ma neanche un misero indizio che attesti la partecipazione di Zurine Gogenola Goitia, Fermin  Martinez Lakunza e Artzai Santesteban Arizkuren ad attività delittuose o violente, e neanche che ne certifichi l’adesione al movimento Segi. Si tratta di argomentazioni – hanno fatto notare gli avvocati Maria Luisa D’Addabbo e Cesare Antetomaso nelle loro lunghe e particolareggiate arringhe – basate esclusivamente su una confusa elencazione di nomi, fatti ed eventi che nulla hanno a che fare con le accuse rivolte ai tre giovani, arrestati a Roma a causa di un ordine di cattura europeo spiccato nel dicembre del 2009 dal giudice del tribunale speciale di Madrid Fernando Grande Marlaska. Nel testo che accompagna il cosiddetto ‘euro orden’ e nei materiali integrativi spediti posteriormente all’arresto (per altro uno sfacciato copia-incolla dei testi originali…) si ripetono i soliti teoremi che da anni guidano l’attività repressiva della magistratura e del governo spagnolo: cioè che ogni attività del movimento sociale e politico della sinistra indipendentista basca è da ritenersi delittuosa e manovrata dall’organizzazione armata ETA... Ma nei documenti che secondo Madrid giustificherebbero una condanna dai 6 ai 12 anni di galera non c’è alcun riferimento a responsabilità concrete da parte dei tre imputati, che proprio consci dell’inconsistenza e della aleatorietà dell’accusa nei loro confronti denunciare in Italia la persecuzione nei loro confronti, nel giugno scorso, ponendo così fine ad un periodo di latitanza durato parecchi mesi, da quando cioè riuscirono a sfuggire a una retata contro decine di simpatizzanti della sinistra indipendentista che si saldò con numerosi arresti.
Oggi quindi i giudici della Corte d’Appello non hanno potuto fare altro che rimandare la decisione sulla consegna alle autorità spagnole agli inizi di settembre, ammesso che la magistratura spagnola possa nel frattempo fornire elementi maggiori e circostanziati che provino la partecipazione dei tre accusati a momenti o attività delittuose. Perché per ora si parla genericamente di manifestazioni, riunioni, conferenze stampa e del boicottaggio della Coca Cola… Cioè attività politiche e pacifiche che evidentemente la magistratura spagnola, con la copertura del potere politico, assimila a comportamenti da criminalizzare e da punire con pene draconiane. Non stupisce quindi, come hanno sottolineato gli avvocati difensori fornendo una dettagliata documentazione alla corte, che da anni numerose istituzioni internazionali, compresa l’ONU, raccomandino alla Spagna un cambiamento di rotta radicale. E neanche stupisce che in numerosi paesi europei la magistratura abbia rigettato, negli ultimi mesi, l’applicazione di ordini di cattura contro alcuni scampati alla retata del 24 novembre del 2009 per mancanza o insufficienza di elementi probatori o per la manifesta arbitrarietà delle argomentazioni giuridiche correlate agli ordini di cattura europei. Come hanno ricordato oggi D’Addabbo e Antetomaso in aula, pareri negativi si sono avuti sia in Francia sia in Irlanda del Nord, paesi non certi inclini alla tolleranza nei confronti delle organizzazioni armate e delle attività politiche delle rispettive minoranze nazionali.
Per quanto riguarda la situazione dei tre giovani baschi detenuti a Roma e Terni per ora la decisione è solo rimandata: ma almeno la magistratura italiana non ha dato per scontato che la richiesta da parte di Madrid della consegna dei tre fosse basata su accuse fondate e circostanziate, chiedendo un supplemento di indagine e riservandosi di decidere più in là. Il rischio concreto era che quell’aura di democraticità che ancora aleggia immeritatamente sulla Spagna degli squadroni della morte e dei processi sommari rendesse l’udienza di oggi una pura formalità.

 
2 dei compagni baschi arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Terni PDF Stampa E-mail
Scritto da ehlitalia   
Mercoledì 14 Luglio 2010 18:33

Per tutti i compagni che volessero scrive e esprimere la loro solidarietà questo è il nuovo indirizzo:

CASA CIRCONDARIALE
STRADA DELLE CAMPORE 32
05100 TERNI


Fermin Martinez Lakunza
Artzai Santesteban Arizkuren


La compagna invece rimane ancora al carcere di Rebibbia a Roma.

 
"Liberateli, sono solo attivisti politici perseguitati da Madrid" PDF Stampa E-mail
Scritto da ehlitalia   
Domenica 27 Giugno 2010 21:21

24-06-2010/18:29

Tratto dal sito di Radio Città Aperta
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4537&Itemid=9

Alle 14 la sala delle conferenze stampa del Comune di Roma è già piena. Giornalisti spagnoli e colleghi italiani, ma anche gli avvocati, i consiglieri municipali, provinciali e regionali della sinistra, attivisti dei centri sociali romani e della rete di solidarietà col popolo basco e anche alcuni familiari di Artzai, Zurine e Fermin. Questi ultimi sono arrivati tra sabato e lunedì per vedere e assistere i ragazzi arrestati dalla Digos giovedì 10 giugno a pochi metri da qui, sotto i portici della Galleria Alberto Sordi. Prima di arrivare agli uffici del Comune sono stati a Regina Coeli e a Rebibbia; “Un’ora di visita che è volata” fa notare la mamma di Zurine. “Le condizioni di detenzione dei tre ragazzi sono molto dure, sono sottoposti a un regime di sicurezza appena al di sotto di quello massimo previsto dal 41bis, praticamente un isolamento quasi totale. Artzai e Fermin avrebbero diritto ad un’ora d’aria al giorno ma per problemi legati alla mancanza di spazi e al sovraffollamento possono stare fuori dalle celle e sgranchirsi le gambe solo 10 minuti. Inoltre non parlano una parola d’italiano e ogni richiesta al personale carcerario diventa complicatissima”. Lo racconta l’avvocato Maria Luisa D’Addabbo, dell’Associazione dei Giuristi Democratici che poi comunque spiega che almeno psicologicamente i tre reclusi sono in buone condizioni. “Quando hanno indetto la conferenza stampa in Piazza Montecitorio e poi hanno iniziato a volantinare erano coscienti del fatto che ciò li avrebbe messi a rischio di essere arrestati, ma lo hanno fatto per dimostrare fino in fondo la loro estraneità alle accuse che gli vengono rivolte dalla magistratura spagnola e per denunciare la criminalizzazioni di comportamenti pacifici e politici che invece vengono perseguiti”. Pur essendo solo attivisti politici – perché è solo di questo che li accusa la famigerata Audiencia Nacional di Madrid - se fossero consegnati alla Spagna rischierebbero una condanna fino ai 12 anni di reclusione, sulla base dell’articolo 515 del Codice Penale spagnolo equiparabile – spiega la D’Addabbo – al 270 bis. Associazione sovversiva con finalità di terrorismo… “Nel fascicolo che li riguarda non ci sono elementi probatori riguardo a una loro presunta partecipazione ad un’organizzazione sovversiva e tantomeno terroristica. Emerge quindi che sono accusati di un delitto d’opinione, cioè di adoperarsi politicamente per l’indipendenza della loro terra.”
I tre giovani si oppongono alla consegna allo Stato Spagnolo visto il grave rischio che corrono una volta nelle mani degli apparati di Madrid. “Dei 34 giovani arrestati nella maxi retata preventiva del 24 novembre del 2009 ben 25 hanno denunciato di esser stati torturati fisicamente e psicologicamente’ spiega Edurne Iriondo, la legale basca arrivata a Roma per sostenere la difesa di Zurine, Artzai e Fermin. ‘L’attività politica alla luce del sole dei giovani baschi viene considerato un comportamento illegale, da criminalizzare e da perseguire. Decine di giovani hanno denunciato di esser stati torturati durante i 5 giorni di isolamento totale che la legge spagnola concede agli apparati di sicurezza” denuncia Edurne. E’ il periodo della ‘incomunicaciòn’, una vera e propria istigazione alla tortura per apparati di sicurezza che sanno di poter contare su una impunità totale e su 5 giorni in cui il detenuto non può avere nessun contatto né con i familiari, né con un avvocato - neanche quello d’ufficio - né con un medico. C’è tutto il tempo per torturare e far sparire alcuni dei segni lasciati sui corpi dei deternuti…
Da tempo numerose istituzioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, oltre ad Amnesty International e a Human Right Watch, chiedono a Madrid di abolire la incomunicaciòn ma i governi spagnoli, di ogni colore, hanno sempre ripetuto che serve ad accelerare le indagini e a rafforzare la lotta antiterrorista. “Una lotta antiterrorista che non giustifica la violazione sistematica dei diritti umani e gli arresti arbitrari, e che non può essere tollerata quando diventa repressione e criminalizzazione di comportamenti politici e non violenti” affermano Fabio Nobile, consigliere regionale della Federazione della Sinistra, e Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà che annunciano di mettersi a disposizione della campagna di solidarietà con gli arrestati e si sommano alla richiesta che i giudici italiani non concedano l’estradizione. “L’Unione Europea e i media, che finora non si sono affatto occupati del caso, abbandoni questo silenzio complice e si impegnino a trovare una soluzione democratica al conflitto basco” afferma Nobile, portavoce romano della FdS.
“Il rischio - evidenzia l’avvocato Cesare Antetomaso - è che i giudici italiani considerino l’ordine di cattura europeo un puro atto formale, al quale non si può che acconsentire. Ma non è così”.
Secondo Edurne Iriondo ci sono le condizioni affinché i magistrati italiani dicano no all’ordine di cattura europeo spiccato da Grande-Marlaska, e non sarebbe la prima volta. E’ già successo negli ultimi mesi in casi molto simili in Francia e Irlanda del Nord, dove alcuni giudici hanno ritenuto inconsistenti e non sufficientemente supportate da prove le richieste di consegna emesse dai colleghi iberici. “Speriamo che i tribunali italiani prendano in considerazione tutti gli elementi a disposizione e che agiscano con piena indipendenza” conclude Edurne.
Le amministrazioni carcerarie di Regina Coeli e Rebibbia sembrano accanirsi contro Zurine, Artzai e Fermin: negli ultimi giorni gli sono state rifiutate penne, asciugamani, una felpa… ‘Dipende da quale guardia c’è di turno quel giorno” fa notare il fratello di Artzai. Nel frattempo però nelle celle stanno arrivando tanti messaggi, lettere, cartoline. Dai loro amici, compagni e parenti nei Paesi Baschi. Ma anche da Roma, Milano, Firenze: un saluto e un abbraccio da tanti giovani come loro, nella speranza di riabbracciarli presto o di conoscerli di persona. Sulle cartoline prestampate messe a disposizione da ‘La Strada’ e dal ‘Corto Circuito’ c’è scritto solo, nella loro lingua, “Maite zaituztegu, vi vogliamo bene”.

Ultimo aggiornamento Domenica 27 Giugno 2010 21:24
 
Conferenza stampa contro la tortura a Roma PDF Stampa E-mail
Scritto da ehlfirenze   
Domenica 27 Giugno 2010 21:16

Giovedì 24 giugno 2010 ore 14:00
Promuove la rete solidale con Euskal Herria

Sommario
A sostegno dei giovani baschi detenuti a Roma

CONFERENZA STAMPA
Ore 14. SALA CONFERENZE DEI GRUPPI CONSILIARI. Via delle Vergini,18 Roma.

EMERGENZA DEMOCRATICA IN EUROPA. TORTURA E REPRESSIONE DEI DIRITTI FONDAMENTALI NELLO STATO SPAGNOLO: IL CASO DEI GIOVANI ZURINE, FERMIN E ARTZAI.

Tre attivisti del movimento giovanile indipendentista basco si trovano oggi detenuti nelle carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia in seguito agli arresti che la Digos ha eseguito contro di loro il 10 giugno, mentre volantinavano nei pressi del Parlamento Italiano.
Sfuggiti alla maxi retata che il 24 novembre ha portato nelle carceri dello Stato spagnolo 34 militanti delle associazioni e dei collettivi giovanili baschi, Fermin Martinez Lakunza, Artzai Santesteban Arizkuren e Zurine Gogenola Goitia hanno deciso di “costituirsi” in Italia, fuori dagli stati spagnolo e francese, per cercare di rompere il muro mediatico che in Europa circonda il problema della repressione politica e della violazione dei diritti fondamentali democratici di cui è oggetto la popolazione nei Paesi Baschi.
Il governo italiano, la città di Roma, sul suolo della quale è stato eseguito l’arresto, non possono ignorare il rischio al quale saranno esposti i tre ragazzi nel momento in cui saranno estradati nello stato spagnolo.
La città democratica di Roma è quindi invitata a prendere parola e a chiedere che si vigili sul rispetto dei diritti dei tre giovani attivisti, anche a seguito della loro estradizione.

INTERVERRANNO:
- Le e i familiari dei tre giovani detenuti
- Marco Santopadre attivista e giornalista di Radio Città Aperta
- Marialuisa D'Addabbo legale difensore
- Carmela Lavorato legale difensore
- Cesare Antetomaso legale difensore
- Edurne Iriondo Garitagoitia avvocata basca che difende alcuni co-imputati dei tre detenuti a Roma
- Dr.Fabio Marcelli Ricercatore del CNR Istituto Studi Giuridici Internazionali per l’associazione “Giuristi Democratici”
- Andrea Alzetta consigliere al Comune di Roma di “Roma in ACTIon”
- Fabio Nobile consigliere della Regione Lazio della “Federazione della Sinistra”
- Gianluca Peciola consigliere della Provincia di Roma di “SEL”
- Ivano Peduzzi consigliere della Regione Lazio della “Federazione della Sinistra”
- La rete solidale con Euskal Herria

www.basqueyouth.wordpress.com

Da: http://roma.indymedia.org/node/21857

 


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