Home Arrestati 3 giovani indipendentisti baschi a Roma
Sugli arresti di Roma
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Difesa e accusa chiedono la licerazione,ma i giugici optano per l'estradizione |
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Scritto da ehlitalia
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Mercoledì 08 Settembre 2010 19:31 |
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di Marco Santopadre
Neanche la lunga e dettagliata arringa contro l’estradizione del Procuratore Generale Otello Lupacchini - cioè il rappresentante dell’accusa (!) – ha smosso i tre giudici della quarta sezione della Corte d’appello penale di Roma che oggi, intorno alle 15, hanno deliberato la consegna si Fermin Martinez Lakunza, Artzai Santesteban Arizkuren e Zurine Gogenola Goitia allo Stato Spagnolo. Già in mattinata gli avvocati della difesa – Cesare Antetomaso e Maria Luisa D’addabbo – si erano dovuti mettere all’opera per analizzare in fretta e furia alcune decine di pagine inviate nella giornata di ieri da Madrid in cui vengono elencati alcuni comportamenti che, secondo i giudici spagnoli, proverebbero la condotta criminale dei tre baschi arrestati a Roma il 10 giugno e da allora detenuti nelle carceri italiane: l’aver partecipato a riffe (!), l’aver partecipato ad assemblee e manifestazioni, frequentari certi bar e certe strade di Pamplona... Comportamenti che lo stesso Lupacchini – pure noto per la durezza e la spietatezza con le quali ha mandato in galera centinaia di attivisti dei movimenti italiani di estrema sinistra durante gli ultimi decenni – ha definito insufficienti a giustificare l’estradizione in Spagna dei due ragazzi di Pamplona e della ragazza di Lekeitio. Si è spinto oltre il Procuratore Generale, arrivando a giudicare una aperta violazione dei diritti di riunione, espressione e manifestazione del proprio pensiero la legislazione antiterrorismo spagnola che, non essendosi ancora adeguata agli standard dell’Unione Europea non può quindi essere automaticamente applicata anche nel nostro paese, in questo caso nei confronti di Zurine, Artzai e Fermin. Una vera e propria arringa difensiva quella del rappresentante dell’accusa, poi integrata e approfondita dagli interventi dei due legali della difesa che hanno contestato la validità della documentazione inviata fuori tempo massimo dall’Audiencia Nacional di Madrid costituita non da prove o indizi di colpevolezza ma da una lista di banali e normali manifestazioni politiche e di vario tipo alla luce del sole e di natura non certo criminale. Ma a nulla è servita la inconsueta corrispondenza tra i punti di vista della difesa e dell’accusa: il collegio giudicante, con una formula tra l’altro giudicata imprecisa e sciatta dai legali delle due parti, hanno disposto la consegna alle autorità di Madrid dei tre giovani che potrebbero rischiare fino a 12 anni di reclusione per un reato di opinione. La decisione è stata accolta con stizza da Lupacchini, che l’ha apertamente criticata annunciando addirittura un ricorso della Procura in Cassazione… Fatto sicuramente inusuale. I legali, così come il Procuratore Generale, hanno ora 10 giorni di tempo per depositare la richiesta di ricorso in Cassazione. Fino a quel momento, quindi, i tre giovani rimarranno in Italia in condizione di carcerazione. “I secondini del carcere di Terni non permettono a mio figlio di telefonare, nonostante che il tribunale gli abbia concesso questo diritto quasi due mesi fa!” denuncia a Piazzale Clodio Lurdes, la madre di Artzai. “La settimana scorsa non le hanno fatto neanche vedere la sua fidanzata Maite, venuta apposta a Roma in aereo solo per poter stare con lui un’ora”. Gli attivisti dei centri sociali – Corto Circuito, Strada, Faro, Area 51 – e delle forze politiche della sinistra venuti a manifestare per l’ennesima volta per la libertà dei tre ragazzi scuotono la testa. Per l’assurda sentenza, e per l’accanimento delle autorità carcerarie nei confronti di questi giovani che in qualsiasi altro paese d’Europa potrebbero svolgere tranquillamente la loro attività sociale e politica senza dover finire in galera. Poco più in là, appese ad una grata, una bandiera del movimento basco per l’amnistia e uno striscione che recita ‘Libertà per i prigionieri politici baschi. Txote, Artzai e Zurine askatu’. Lurdes piange, abbracciata a sua sorella in un angolo… Domani tornerà a Pamplona, e parteciperà ad un ‘omenaldia’ (omaggio) che gli abitanti del suo quartiere hanno voluto dedicare a Fermin, che tutti chiamano Txote, e ad Artzai. Nel popolare quartiere della Txantrea e nelle vie di Antsoain, a due passi, tutti li conoscono. E sperano che tornino presto a casa. Real politik e magistrati italiani permettendo. Vada come vada, Zurine trascorrerà in una cella di Rebibbia il giorno del suo compleanno, l’11 settembre.
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4882&Itemid=9 |
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Roma - Iniziative di solidarietà con i tre compagni baschi arrestati |
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Scritto da ehlroma
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Domenica 05 Settembre 2010 19:58 |
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Mercoledì 8 settembre dalle 10 - presidio a Piazzale Clodio a Roma per chiedere la liberazione immediata di Zurine, Artzai e Fermin; per dire no alla loro consegna alle autorità spagnole; per rivendicare il ripristino delle libertà democratiche fondamentali nel Paese Basco
Tre attivisti del movimento giovanile indipendentista basco si trovano, dal 10 giugno, detenuti nelle carceri di Terni e Rebibbia dopo essere stati arrestati dalla Digos mentre volantinavano nei pressi del parlamento italiano. Sfuggiti alla maxi retata che il 24 novembre 2009 ha portato nelle carceri spagnole 34 giovani delle associazioni e dei collettivi della sinistra indipendentista basca, Fermin, Artzai e Zurine hanno cercato di rompere, attraverso una conferenza stampa convocata a Roma, il muro mediatico che in Europa cela la repressione politica di cui è oggetto il movimento indipendentista basco.
I governi "democratici" di Madrid perpetrano infatti, in assoluta libertà, uno degli scandali politici più sconcertanti del continente: mettono al bando partiti e organizzazioni politiche, arrestano i loro militanti, li torturano nelle carceri, costringono l'intera sinistra indipendentista basca ad una condizione di illegalità. A seguito dell'illegalizzazione di Segi nel 2005, una delle organizzazioni giovanili più numerose del Paese Basco, la persecuzione ha esteso il suo raggio d'azione scatenando la persecuzione di centinaia di giovani, negando i loro più elementari diritti civili e politici: dalla libertà di associarsi in organizzazioni politiche alla libertà di manifestare liberamente le proprie idee. Nonostante i dossier di Amnesty International e delle Nazioni Uniti e le denunce di avvocati, giornalisti e intellettuali, attraverso una massiccia censura e manipolazione mediatica Madrid continua impunemente in un'opera di sistematica repressione politica contro un intero popolo che ha eguali solo nel trattamento che la Turchia riserva ai Kurdi.
Madrid si copre dietro lo scudo dei suoi affari interni, ma l'Europa deve intervenire per porre fine alla criminalizzazione della gioventù basca e favorire la risoluzione politica e democratica del conflitto che da anni la sinistra basca persegue tenacemente. L'Italia e la città di Roma in particolare hanno oggi una importante occasione per dare un segnale chiaro opponendosi alla riconsegna di Zurine, Fermin e Artzai alle autorità spagnole e chiedendo ai giudici italiani la loro liberazione immediata. Ai tre ragazzi non è infatti contestato alcun reato specifico, ma solo la supposta adesione all'organizzazione politica Segi. Eppure in Spagna rischiano dai 6 ai 12 anni di carcere per un reato di opinione.
Se i tre venissero consegnati alla Polizia Spagnola rischierebbero inoltre di subire quei maltrattamenti e quelle torture che purtroppo costituiscono la normalità nei commissariati e nelle carceri di Madrid.
Hanno finora aderito: Euskal Herriaren Lagunak - Amici e amiche del Paese Basco, Action-Diritti in movimento, La Strada, Corto Circuito, Radio Città Aperta, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, Comunisti Uniti, Comunisti-Sinistra Popolare, Federazione della Sinistra-Roma...
Martedì 7 settembre cena sociale alla Casa del Popolo di Trionfale
Martedì 7 settembre, per contribuire alle spese che gravano sulle famiglie dei tre giovani costrette ogni settimana a volare a Roma dai Paesi Baschi per poter visitare in carcere i propri cari la Casa del Popolo di Trionfale ha organizzato una cena sociale a sottoscrizione durante la quale verrà fornito materiale sulla questione basca e sarà possibile aggiornare i partecipanti sulla vicenda.
Presso la Casa del Popolo in Piazzale degli Eroi 9 a partire dalle 20.30 |
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Zurine, Artzai e Fermin: la decisione dei giudici italiani sull’estradizione dei 3 giovani baschi rinviata all’8 settembre |
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Scritto da ehlitalia
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Domenica 05 Settembre 2010 19:56 |
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Marco Santopadre, Radio Città Aperta
“Tutti a casa” recitava il titolo di un famoso film sulla fatidica data dell’8 settembre. Potrebbe quindi essere di buon auspicio il rinvio a mercoledì prossimo della decisione, da parte dei giudici della Corte d’Appello di Roma, sulla consegna alle autorità spagnole di Zurine, Artzai e Fermin. I tre giovani baschi arrestati lo scorso 10 giugno a Roma dalla Digos, mentre si accingevano a spiegare in una conferenza stampa la loro condizione di perseguitati politici in Spagna, dovranno quindi attendere nelle prigioni di Terni e Rebibbia l’esito dell’iter giudiziario innescato dal mandato di cattura europeo spiccato dalla magistratura speciale di Madrid dopo che erano scampati ad una retata, nel novembre del 2009, che aveva portato all’arresto di ben 34 ragazzi e ragazze del movimento indipendentista basco. La giovane di Lekeitio e i due ragazzi di Antsoain e Iruna dovranno aspettare in cella che una traduttrice nominata dalla corte proceda entro il prossimo 7 settembre alla traduzione di una sentenza, inviata dall’Audiencia Nacional, con la quale nel 2005 Madrid metteva fuori legge ‘Segi’, l’organizzazione giovanile di sinistra e indipendentista alla quale i tre giovani sono accusati di appartenere. Un faldone da ben 450 pagine, arrivato a Roma solo lo scorso 26 agosto in lingua originale, nonostante che lo scorso 28 luglio, al termine della prima udienza, i giudici di Roma avessero rinviato il tutto ad oggi, proprio perché la documentazione con la quale Madrid chiedeva la consegna dei tre arrestati era stata giudicata pesantemente insufficiente sia dal punto di vista delle motivazioni giuridiche di fondo sia degli eventuali reati addebitati ai singoli accusati. La documentazione richiesta al tribunale antiterrorismo di Madrid è arrivata solo pochi giorni fa ed oltre tutto in lingua originale, costringendo la Corte d’Appello a rinviare di nuovo la decisione alla prossima settimana, proprio in scadenza del termine che la legge concede alla magistratura italiana per potersi esprimere sulla richiesta spagnola. Un ulteriore rinvio che rappresenta un castigo non solo nei confronti dei tre arrestati, ma anche delle loro famiglie, costrette ormai dal 10 giugno a fare la spola tra le loro città e Roma e Terni per poter visitare i propri congiunti. La notizia non è stata bene accolta dai 12 tra parenti e amici degli accusati che durante l’udienza hanno potuto vedere, seppur per pochi istanti, i loro cari all’interno di un’aula letteralmente assediata da decine tra agenti di Polizia Penitenziaria e Carabinieri innervositi dalla loro presenza e da un presidio di solidarietà che ha visto prima dentro i corridoi del Tribunale e poi a Piazzale Clodio la presenza di una quarantina di giovani aderenti ai centri sociali, alla rete di solidarietà con Euskal Herria e ad alcune organizzazioni politiche della sinistra romana. Una ennesima manifestazione, dopo quelle già organizzate nei mesi scorsi, per tornare a chiedere che i tre giovani vengano scarcerati e vista l’inconsistenza delle accuse nei loro confronti sia negata la loro consegna a Madrid. D’altronde la magistratura spagnola non è che si sia particolarmente preoccupata di sostanziare con prove e documentazione ulteriore – come richiesto da Roma - la propria richiesta di ‘estradizione’: che si tratti di una disattenzione dei colleghi di Garzon o di una mancanza di argomentazioni giuridiche – nessuna accusa specifica viene contestata a Zurine, Fermin e Artzai tranne la cosiddetta appartenenza a Segi, anch’essa affatto supportata da prove – sta di fatto che l’atteggiamento di Madrid potrebbe aver indispettito i giudici italiani, che finora, per lo meno, non hanno affrontato la questione con la prevedibile leggerezza e fretta. Lo hanno sicuramente notato Grande Marlaska e soci che infatti, nella lettera di accompagnamento giunta a Piazzale Clodio il 26 agosto insieme alla sentenza con cui mettevano fuori legge la più grande organizzazione giovanile basca scrivono: “"Il principio di fiducia (alla base del Mandato d'Arresto Europeo, ndr) è basato sulla conseguenza di appartenere a uno spazio comune di sicurezza, libertà e giustizia, dove gli elementi che formano uno stato di diritto non sono predicabili". Una vera e propria intimazione ai magistrati italiani affinché consegnino in fretta i tre giovani baschi e non si impiccino troppo di come funziona la giustizia in Spagna. Se di mezzo non ci fosse una possibile condanna fino a 12 anni di carcere per meri reati d’opinione, ci sarebbe da ridere…
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4827&Itemid=9 |
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Bloccata l'estradizione dei tre compagni baschi. Tutto rimandato a settembre |
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Scritto da ehlitalia
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Lunedì 02 Agosto 2010 23:41 |
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fonte: Radio Città Aperta
http://www.radiocittaperta.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4744&Itemid=9
28-07-2010/17:39
Alle 13.30 di oggi, dopo una mezzora passata in camera di consiglio, i giudici della Prima Sezione della Corte d’Appello di Roma hanno giudicato largamente insufficienti e inconsistenti i documenti forniti dall’Audiencia Nacional di Madrid a supporto della richiesta di consegna dei tre giovani baschi arrestati a Roma dalla Digos il 10 giugno, ed hanno ordinato una nuova udienza per il prossimo primo settembre. Nel frattempo i tre giovani indipendentisti dovranno rimanere in carcere (la ragazza a Rebibbia e i due ragazzi a Terni) ma i giudici del Tribunale di Roma hanno chiesto alle autorità italiane che chiedano urgentemente a quelle iberiche la documentazione originale con la quale la Corte Suprema Spagnola nel 2007 ha deciso la messa fuori legge dell’organizzazione giovanile basca Segi (considerata da Madrid di natura terroristica) e soprattutto una documentazione che attesti di cosa sono accusati direttamente i tre imputati. Infatti nel materiale finora fornito alle autorità italiane da quelle di Madrid non c’è uno straccio non solo di prova, ma neanche un misero indizio che attesti la partecipazione di Zurine Gogenola Goitia, Fermin Martinez Lakunza e Artzai Santesteban Arizkuren ad attività delittuose o violente, e neanche che ne certifichi l’adesione al movimento Segi. Si tratta di argomentazioni – hanno fatto notare gli avvocati Maria Luisa D’Addabbo e Cesare Antetomaso nelle loro lunghe e particolareggiate arringhe – basate esclusivamente su una confusa elencazione di nomi, fatti ed eventi che nulla hanno a che fare con le accuse rivolte ai tre giovani, arrestati a Roma a causa di un ordine di cattura europeo spiccato nel dicembre del 2009 dal giudice del tribunale speciale di Madrid Fernando Grande Marlaska. Nel testo che accompagna il cosiddetto ‘euro orden’ e nei materiali integrativi spediti posteriormente all’arresto (per altro uno sfacciato copia-incolla dei testi originali…) si ripetono i soliti teoremi che da anni guidano l’attività repressiva della magistratura e del governo spagnolo: cioè che ogni attività del movimento sociale e politico della sinistra indipendentista basca è da ritenersi delittuosa e manovrata dall’organizzazione armata ETA... Ma nei documenti che secondo Madrid giustificherebbero una condanna dai 6 ai 12 anni di galera non c’è alcun riferimento a responsabilità concrete da parte dei tre imputati, che proprio consci dell’inconsistenza e della aleatorietà dell’accusa nei loro confronti denunciare in Italia la persecuzione nei loro confronti, nel giugno scorso, ponendo così fine ad un periodo di latitanza durato parecchi mesi, da quando cioè riuscirono a sfuggire a una retata contro decine di simpatizzanti della sinistra indipendentista che si saldò con numerosi arresti. Oggi quindi i giudici della Corte d’Appello non hanno potuto fare altro che rimandare la decisione sulla consegna alle autorità spagnole agli inizi di settembre, ammesso che la magistratura spagnola possa nel frattempo fornire elementi maggiori e circostanziati che provino la partecipazione dei tre accusati a momenti o attività delittuose. Perché per ora si parla genericamente di manifestazioni, riunioni, conferenze stampa e del boicottaggio della Coca Cola… Cioè attività politiche e pacifiche che evidentemente la magistratura spagnola, con la copertura del potere politico, assimila a comportamenti da criminalizzare e da punire con pene draconiane. Non stupisce quindi, come hanno sottolineato gli avvocati difensori fornendo una dettagliata documentazione alla corte, che da anni numerose istituzioni internazionali, compresa l’ONU, raccomandino alla Spagna un cambiamento di rotta radicale. E neanche stupisce che in numerosi paesi europei la magistratura abbia rigettato, negli ultimi mesi, l’applicazione di ordini di cattura contro alcuni scampati alla retata del 24 novembre del 2009 per mancanza o insufficienza di elementi probatori o per la manifesta arbitrarietà delle argomentazioni giuridiche correlate agli ordini di cattura europei. Come hanno ricordato oggi D’Addabbo e Antetomaso in aula, pareri negativi si sono avuti sia in Francia sia in Irlanda del Nord, paesi non certi inclini alla tolleranza nei confronti delle organizzazioni armate e delle attività politiche delle rispettive minoranze nazionali. Per quanto riguarda la situazione dei tre giovani baschi detenuti a Roma e Terni per ora la decisione è solo rimandata: ma almeno la magistratura italiana non ha dato per scontato che la richiesta da parte di Madrid della consegna dei tre fosse basata su accuse fondate e circostanziate, chiedendo un supplemento di indagine e riservandosi di decidere più in là. Il rischio concreto era che quell’aura di democraticità che ancora aleggia immeritatamente sulla Spagna degli squadroni della morte e dei processi sommari rendesse l’udienza di oggi una pura formalità. |
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2 dei compagni baschi arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Terni |
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Scritto da ehlitalia
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Mercoledì 14 Luglio 2010 18:33 |
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Per tutti i compagni che volessero scrive e esprimere la loro solidarietà questo è il nuovo indirizzo:
CASA CIRCONDARIALE STRADA DELLE CAMPORE 32 05100 TERNI
Fermin Martinez Lakunza Artzai Santesteban Arizkuren
La compagna invece rimane ancora al carcere di Rebibbia a Roma. |
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Iniziative e appelli
Con la Gioventù Basca
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